LA SETTIMANA DELLO SCATTO DECISIVO

Gli atleti del mezzofondo, quelli che corrono sul serio e affrontano le gare, affermano che per fare una buona gara bisogna partire forte, verso la metà accelerare, e alla fine: scattare.

Stiamo per entrare nella Settimana Santa: è lo scatto decisivo.

Dopo l’andatura sostenuta del tempo di Quaresima; dopo l’accelerata impressa dai Vangeli che si sono susseguiti di domenica in domenica, ora è il momento dello scatto finale.

Mi inoltro in questa settimana densissima col carico delle mie fatiche, delle mie domande e soprattutto delle mie attese: “Ora, che attendo, Signore?”.

Sì: Cosa attendo?

Attendo di essere raggiunta una volta di più dalla tua Vita, dalla tua Resurrezione.

Che Tu mi scuota via quelle squame di pesantezza che mi si sono incollate addosso, a furia di dare ascolto alle mie paure, alle mie angosce, alla mia tristezza…

Tu le hai già attraversate e vinte, con la tua vita di Risorto: donami di avere occhi per Te. Occhi che guardino alla vita, e non alla morte.

Occhi per le tracce di vita che sono i tuoi passi di Risorto nella storia, piccola e grande, personale e familiare, comunitaria, sociale.

Occhi per la tua vittoria sul male, sul peccato e su quel fondo oscuro che è anche dentro di me.

Vittoria certa, la Tua, ma non eclatante. E noi con Te vincitori, ma non trionfatori.

Gli uomini celebrano trionfi che durano quanto il botto dello spumante. Ma la tua vittoria, non fragorosa e non spumeggiante, continua a diffondere la sua benefica energia nelle pieghe della storia e del mondo.

Anch’io desidero esserne partecipe. Anche la nostra fraternità di Sorelle agostiniane tutte dedicate ai Tuoi interessi sul “promontorio” di Piana Vernile… Questo desiderio non è solo per me, per noi, ma perché anche attraverso di me, anche attraverso la nostra comunione fraterna la Tua vittoria possa raggiungere molti, cercatori oppure lontani, distratti, dubbiosi o addirittura ostili…

Camminare nelle strade del mondo con la certezza di una vittoria già conquistata: la Tua, per tutti. E noi possiamo affrontare a testa alta il nostro cammino nella vita, non con lo sguardo basso di chi teme imboscate, ma col capo levato di chi, attrezzato di speranza e di umile fiducia, sa che nemmeno le imboscate potranno strappargli la vittoria.

I giorni del Triduo Pasquale saranno un concentrato di volti; drammi; storie; riti antichi e carichi di senso.

Ritroverò, ritroveremo Maria di Betania e il suo gesto carico di esagerato amore nei confronti di Gesù, fino allo “spreco”: lo spreco bello e sensato di tanto profumo buono e costoso. Il profumo di un’esistenza tutta dedicata a lui.

Ritroverò, ritroveremo Pietro, spavaldo e vile, coraggioso e pauroso, amico e rinnegatore del Maestro, sincero e pentito fino alle lacrime: come lo sento vicino!

Ritroverò, ritroveremo Giuda che bacia e tradisce, che non comprende e travisa, fino alla disperazione: la sua vicenda, un brivido di possibilità per chiunque.

Ritroverò, ritroveremo il discepolo amato, quello senza nome perché ognuno possa sentirsi tale; silenziosamente vicino al Maestro, fin sotto la Croce.

Ritroverò, ritroveremo i ladroni crocifissi con Gesù. Chi impreca e chi supplica: l’uno e l’altro presenti in me.

Ritroverò, ritroveremo la Madre, lei sì, sempre accanto al Figlio, anche quando tutti lo lasciano solo. A partorirlo ancora, nella fede, per tutti. A tenere accesa per tutti, anche nel silenzio pesante del Sabato Santo, la piccola luce della speranza.

E poi ritroverò la Maddalena e le donne del mattino di pasqua: ogni volta con quel profumo d’erba fresca che sembra di sentir affiorare dalle pagine del vangelo, come di vita che ti risveglia e ti riscuote. Il loro coraggio. Il loro amore. Il loro non arrendersi nemmeno di fronte alla morte.

Solo le donne sanno amare così.

E poi attendo di rivivere i grandi gesti del Triduo: la lavanda dei piedi, la prostrazione, la luce nuova attinta al cero pasquale.

Gesti pregni di significato, gesti che mi insegnano come amare: nel servizio (la lavanda dei piedi, il Giovedì Santo). Come credere: aggrappata alla Croce di Cristo (la prostrazione, il Venerdì santo). Come sperare: afferrata alla piccola ma sicura luce attinta al cero pasquale (nella Solenne Veglia della notte di Pasqua).

Il cero pasquale… Sempre suggestivo il ritrovarsi insieme, nel buio della notte rischiarata solo dalle stelle, intorno al braciere col fuoco nuovo, e partecipare al rito dell’accensione del cero pasquale.

In fila dietro al Sacerdote, sentirlo intonare, in un crescendo di tonalità: Lumen Christi! E noi, in un analogo crescendo di risposte: Deo gratias!

È la luce di Cristo – Rendiamo grazie a Dio!

E con la luce del cero a farci da apripista, entrare nella chiesa o, per noi, nella nostra piccola cappella, vederla progressivamente illuminarsi, e, finalmente, ascoltare il canto della vittoria: Sua, di Cristo, ma anche nostra.

Inizia così quel canto che attendo la notte di Pasqua:

Esulti il coro degli angeli.

E prosegue:

Gioisca la terra.

Ed esplode:

Gioisca la Madre Chiesa.

Esulti. Gioisca. Gioisca.

Che gli accenti di questo canto di vita e di vita risorta penetrino profondamente nel cuore, e lo riscuotano, gli rendano il gusto per il crescendo.

Sì, la nostra vita è un crescendo.

Troppe volte la penso come una parabola che si esaurirà in un inesorabile diminuendo, fino al silenzio definitivo: quello della morte.

Invece la Pasqua mi rivela che le cose stanno esattamente all’opposto: mi rivela che siamo nati e siamo fatti per la vita. Che il bello deve ancora venire. Che diamo alla nostra umanità la possibilità di crescere e affinarsi, nella misura in cui impariamo ad affidarci; a lasciare a Dio le redini della nostra vita, a consegnarci ai fratelli senza corazze e senza maschere, ma esponendo la “parte molle” di noi, quella più vulnerabile: la parte intima del nostro cuore che racchiude ciò che noi siamo in totale, disarmata verità: esseri assetati di amore di vita di luce. Esseri che possono venire colmati solo da un’acqua divina: l’acqua della vita risorta.

Entriamo insieme, allora, in questa Grande Settimana.

Viviamola sul serio.

Usciamo allo scoperto, esponiamo la nostra “parte molle” a essere raggiunta di nuovo e più in profondità dalla persona di Gesù, vivo e risorto: egli desidera fare anche del sepolcro del nostro cuore un giardino nuovo, verdeggiante di vita bella.

E poi, diamo libero sfogo al Crescendo.

Di vita in vita.

Di resurrezione in resurrezione.

La vittoria è sicura. Cantiamola.

 

 

 

 

 

 

Commenti(4)

  1. p. Giuseppe Rombaldoni dice

    Che dire? Solo lacrime di gioia e un grazie grande quanto l’universo!

  2. francesco dice

    Bellissima, autentica e profonda meditazione, siete un dono particolare del Cielo. Santa settimana e vera Pasqua di risurrezione.
    A presto francesco e Gabriella

  3. Cinzia dice

    Con queste parole rivivo quei momenti, sento quegli odori, sembra di attraversare la storia, ed essere li’, con quelle madri, con quelle donne, con quei discepoli. E contemplarlo. Grazie per avermelo reso così vicino.

  4. Grazia dice

    Buona Pasqua di Resurrezione !
    Verrò presto a Voi a rifugiarmi dalle frenesie quotidiane .
    Qualche anno fa ho visitato l’eremo di Lecceto a Siena oggi ho scoperto che siete anche qui in Calabria
    Buona Pasqua
    E a presto

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