Risvegliare nel cuore l’attesa

alba dal monastero S. Agostino

La fatica dell’attesa

Attendere, ci sembra ogni volta una perdita di tempo. Quasi ci sentiamo derubati del nostro tempo. Addirittura tante ci volte ci sembra troppo il tempo necessario al ns computer o smart phone per elaborare i dati…. Eppure il tutto avviene al massimo nel giro di 10 secondi!

Si vuole sempre ottenere ora ciò che si desidera.

Ma cosa significa attendere?

Ecco come risponde il vocabolario Treccani: «Essere con la mente e con l’animo rivolti a persona che deve arrivare o a cosa che deve accadere»; e poco oltre il vocabolario aggiunge: «Include spesso idee accessorie, come il desiderio, la speranza, l’inquietudine, l’ansia».

Una cosa è attendere; altra cosa, ben diversa, è il saper attendere.

 

Vivere: passare di attesa in attesa

Se ci pensiamo bene, tutta la nostra vita si snoda come un passaggio da un’attesa all’altra. Da bambini aspettiamo di crescere, di diventare grandi. Da adolescenti, aspettiamo… l’esito di un compito in classe; la conferma di amici e insegnanti su di noi; attestati di stima dalle persone che ci circondano; da giovani, aspettiamo che arrivino i grandi momenti delle scelte della vita: lo studio, il partner con cui costruire insieme un progetto di vita. Da adulti aspettiamo …. Cosa aspettiamo da adulti? Se siamo al lavoro, aspettiamo una gratificazione, e cioè che il nostro lavoro sia riconosciuto e apprezzato; ancora, aspettiamo di rientrare a casa, nel tepore dei nostri affetti. Aspettiamo il periodo delle ferie, della distensione. Aspettiamo di ricevere una visita dalle persone che amiamo.

Se tutta la vita non è che un passare di attesa in attesa, pensiamo a quanto sia drammatico che non ci sia più niente da attendere; il non aver più nessuno da attendere; o che nessuno più aspetti noi; il non attendersi più nulla dalla vita… evenienza che visita tante persone anziane, ad esempio, per la solitudine in cui ad un certo punto rimangono.

Ma anche tanti giovani vivono con un cuore vecchio, che ha smesso di attendere. O si accontentano di attese “a corto raggio”, come l’attesa del topo, che si concentra su qualche briciola, a differenza dell’attesa dell’aquila, che col suo sguardo ad ampio raggio attende di solcare la vastità del cielo e di goderne l’ampiezza degli orizzonti.

Attesa, virtù “femminile”…

La donna che aspetta un bambino è per definizione “in attesa”: e questa mi sembra proprio l’icona più bella dell’attesa: un tempo per far maturare una vita, un tempo necessario perché una vita si sviluppi fino a venire alla luce.

L’attesa ha sempre a che fare col tempo. Il modo in cui viviamo l’attesa dice molto del nostro modo di vivere il tempo in generale.

L’attesa ha sempre, inoltre, una dimensione di fede/fiducia: ci fidiamo che ciò che attendiamo, accadrà; che colui o colei che aspettiamo, arriverà.

L’attesa ha anche una dimensione di ignoto: protendendosi verso il futuro, ne può intuire i contorni, ma non possederlo in pieno; si fa strada allora l’immaginazione, attraverso la quale ci si figura come accadrà, come sarà la tal cosa, anche se poi, quando l’attesa si compie e l’incontro si realizza, questo avverarsi segue sempre modalità che almeno in parte si discostano da quanto avevamo immaginato. Ed è bene che sia così; ogni attesa lascia, deve sempre lasciare aperta la porta alla sorpresa, per allenarci ad avere «occhi cristiani», e non semplicemente terreni, con cui accogliere ogni novità, anche quelle più preparate, più “programmate”. Occhi cristiani, e dunque occhi di fede.

Il ritardo, il rinvio, la proroga, il differimento, sono evenienze che colorano di ansia l’attesa, insinuando la domanda: “Ma allora, arriverà davvero? Accadrà davvero?”. Il ritardo ci scuote e ci interroga; ci turba e ci costringe a scegliere se continuare a fidarci e così continuare ad attendere, oppure smettere e volgerci ad altro.

Attendere è verbo da vivere non solo al singolare, ma anche al plurale: un’attesa condivisa è meno pesante; più “dinamica”; più feconda; attendere insieme il realizzarsi di un progetto, ad esempio, comporta sostenersi a vicenda finché permane l’incognita e il tempo esige ritardi, indugi.

La Bibbia è popolata di uomini e donne che hanno saputo vivere l’attesa. Anzitutto, l’attesa di un figlio, simbolo di futuro e di posterità: pensiamo ad Abramo e alla sua attesa del «figlio della promessa».

L’attesa di una maternità “impossibile”, da parte di tante donne: l’attesa di Sara; l’attesa di Rachele; l’attesa di Elisabetta e di Zaccaria, nel Nuovo testamento; l’attesa di Maria di Nazareth… Sono tutte, o quasi tutte, attese al femminile.

Ancora, pensiamo all’attesa di un intero popolo, Israele, che per secoli si prepara alla venuta del Messia. Secoli e secoli di attesa. Ma intanto, di vita; di lotte; di conversione; di approfondimento e interiorizzazione sul senso di ciò che stavano aspettando….

Se ripercorriamo la vicenda di Agostino, non possiamo fare a meno di ammirare la madre, Monica, donna capace di sostenere anni e anni di attesa fra preghiere e lacrime, pur di vedere il figlio arrivare alla fede. Monica ha saputo vivere l’attesa anche nei confronti del marito Patrizio, pagano e spesso infedele alla moglie; «Aspettava che scendesse su di lui la tua misericordia, o Signore»: questo l’atteggiamento di Monica nei confronti del marito, così come lo ricorda il figlio Agostino; e alla fine l’ebbe vinta lei: il marito giunse alla conversione, chiese il Battesimo e da quel momento cambiò vita, restando fedele alla moglie fino alla fine dei suoi giorni.

 

Attendere: fare e lasciarsi fare…

Ad-tendere: tendere a, protendendosi fuori di sé col desiderio; la preparazione; la dedizione. Quanta operatività nell’attesa.

Ma anche, quanta “passività” nell’attesa: soprattutto la preghiera è la forma di questa passività: vivere l’attesa nella preghiera significa riconsegnarci nelle mani buone e provvidenti di Dio, perché sia Lui ad agire in noi; perché sia Lui a dare compimento al nostro profondo desiderio di bene. Desiderio di essere colmati da Lui, dalla sua presenza: «Il Signore Dio nostro non desidera che noi gli facciamo conoscere qual è il nostro volere ch’egli non può non conoscere, ma desidera che nelle preghiere si eserciti il nostro desiderio, onde diventiamo capaci di prendere ciò che prepara di darci. Questo bene è assai grande, ma noi siamo piccoli e angusti per accoglierlo. Perciò ci vien detto: Allargate il cuore» (Lett. 130,8,17).

«Sia dinanzi a lui il tuo desiderio; ed il Padre, che vede nel segreto, lo esaudirà. Il tuo desiderio è la tua preghiera; se continuo è il desiderio, continua è la preghiera» (Esp. Sal 37,14).

«C’è una preghiera interiore che non conosce interruzione, ed è il desiderio. Se non vuoi interrompere la preghiera, non cessar mai di desiderare. Il tuo desiderio continuo sarà la tua continua voce. Tacerai se cesserai di amare» (Esp. Sal 37,14).

 

L’attesa è per un incontro che avverrà, percepito come talmente importante e desiderato al punto che… vale la pena sostenere la fatica del tempo che vi si frappone.

Questo tempo di Avvento  ci ricorda anzitutto la pedagogia dell’attesa. Occorre una vera e propria sapienza per vivere l’attesa.

 

Anche Dio vive l’attesa…

Finora abbiamo considerato l’attesa dal nostro versante: ci sentiamo sempre noi i protagonisti dell’attesa, nei confronti di Dio che a volte ci pare ritardi nel suo venirci incontro. S. Agostino, in un suo Discorso ai fedeli ribalta la visuale e ci fa accorgere che, tante volte, ad attendere noi è Dio stesso: «Cosa significa “Attendi il Signore?” Che riceverai quando Egli verrà a dare, non che tu esiga da lui quando vorresti. Non è ancora tempo di dare: attendilo, come Lui ha atteso te. Cosa intendo dire? Se ora tu vivi da persona giusta, se ti sei convertito a lui, se provi dispiacere per quanto in passato hai compiuto e hai maturato in cuor tuo il proposito di scegliere la vita nuova, la vita buona, allora non avere fretta di esigere la ricompensa. Dio ti ha atteso finché tu non hai mutato la vita in buona; ora tocca a te attenderlo finché Lui non coroni la tua vita buona. Se infatti non ti avesse atteso, tu non saresti stato in grado di ricevere. Attendi dunque, poiché a tua volta sei stato aspettato» (Disc. 40,1).

Possiamo, a questo punto, soffermarci su come in genere noi viviamo le nostre piccole o grandi attese: le subiamo; le assumiamo positivamente? Tentiamo di accorciarle imboccando delle “scorciatoie”?

 

Attesa e attenzione

L’attesa che questo tempo di Avvento ci invita a vivere, annovera in sé anche il rallentare il ritmo; accettare di vivere anche tempi “morti” o risignificare quei tempi che ci sembrano di secondaria importanza: il tempo per la cura degli ambienti di una casa; il tempo per l’ascolto; il tempo da dedicare ad un anziano…

Ancora, questo tempo di Avvento ci richiama ad un atteggiamento tanto importante per riscattare dalla dispersione il nostro presente: l’atteggiamento dell’attenzione. Fare attenzione a ciò che viviamo; alle persone con cui entriamo in relazione; alla presenza discreta eppure verissima e costante del Signore.

Allora diventa addirittura profetico un atteggiamento di attenzione, che dice che il cuore è sveglio, acceso, proteso oltre sé stesso.

 

 

Commenti(5)

  1. P. Luciano dice

    Grazie sorelle… siete un dono!
    Attendo…. altre illuminanti riflessioni 🙂

  2. Carmelina Graziano dice

    Grazie per queste perle di saggezza che arrivano sempre al momento giusto.
    Carmelina Graziano

  3. Giuseppe dice

    Care sorelle, davvero belle le vostre riflessioni sull’attesa e qualunque mio commento rischierebbe di sciuparle…. perciò il commento lo lascio al Maestro ed alla Sua Parola:

    “In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!.”

    Grazie!

  4. Piera Romanelli dice

    Grazie… leggerò e rileggerò più volte questa meravigliosa riflessione cercando di utilizzare l’attesa del Natale facendo più attenzione a ciò che vivo, amando di più le persone che vivono attorno a me e di essere sicura e felice della presenza discreta, verissima e costante del Signore. Un caro saluto. Piera

  5. Laura dice

    Grazie Sorelle
    la vostra riflessione mi è di aiuto per rimettere a fuoco il tempo dell’attesa nel desiderio di Gesù, della sua venuta nella mia vita. Questo il dono più grande che si possa attendere di ricevere!

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