Le parole del Lunedì/ DOVE

Dislocazione o ubicazione? C’è questo oscillare tra i due opposti: un permanente ritrovarsi “estraniati” in luoghi, posti, situazioni diverse; per contro, un “fissarsi” al punto da rinchiudersi in una tana da cui non si esce più.

C’è poi quel poter abitare spazi fantastici, veri solo nella nostra testa, o virtuali, ma comunque non così finti, se è vero che anche questi fanno soffrire o portano fuori dalla realtà e dalla vita.

Dove sei?

La domanda, incalzante, ci viene dalla Scrittura stessa (Gen 3, 9).

Dove sei, ora, in questo preciso momento?

In una bolla tutta tua, ideale e fantastica, che ti gusti come si fa coi film preferiti quando si ripercorrono mentalmente?

Oppure sei già a domani, perché l’ansia preme e bisogna in qualche modo premunirsi da imprevisti e cattive sorprese?

Dove sei?

Nei giudizi della gente, a dipendere dai loro umori, quel dire tanto per, senza rifletterci troppo sopra?

Dove sei?

Nelle tue paure, quelle così profonde che non hai il coraggio di confessare a nessuno, nemmeno a te stesso?

Dove sei?

Nei tuoi ricordi, nel tuo passato, nelle tue nostalgie pericolosamente suadenti?

Dove sei?

Stiamo e non stiamo, se ci pensiamo bene. E anche quando riconosciamo di essere semplicemente qui, presenti a noi stessi e agli altri, sentiamo che dentro di noi una profonda inquietudine ci invita a camminare: col cuore, perché è questo il vero organo del movimento.

Agostino, instancabile cercatore di Dio, profondo conoscitore delle regioni dell’estraneità  ma anche della “terra” calda e luminosa del Cuore di Dio Padre, ci ha confidato, in una pagina meravigliosa delle Confessioni, quale fosse il suo “dove” prediletto.

Arriva a dire, infatti, che spesso “si rifugia” nel piacere di distogliersi dai suoi obblighi per dialogare con Dio attraverso la preghiera di contemplazione.

Ed ecco il vertice: «In tutto questo percorso che faccio quando converso con Te, o Dio, non trovo un luogo sicuro per l’anima – se non in Te. Un luogo dove si raccolga ogni mio pezzo sparso, un luogo dove nessuna parte di me possa sottrarsi a Te» (Conf. 10,40,65).

Il nostro dove sicuro, stabile, vero, appropriato, è Dio.

Qualunque cosa meno di questo ci lascia insoddisfatti e inquieti.

Anche meno umani, a pensarci bene.

 

Foto: quadretto LaboriOSA

 

 

Commento

  1. Cinzia dice

    Interrogativo tragico e cruciale, quel ” Dove sei?”, così rintoccante…come quello di Leopardi, “e io, che sono?” Non “chi sei?”, “chi sono?”, ma un avverbio, un pronome neutro, per richiamare la nostra piccolezza. Poi il “Dove sei?” rinfaccia il “Dov’è Dio?” di tanti agnostici. Prima chiediamoci dove siamo noi, dove stiamo, sembra risponderci. Il luogo, l’ “ubi consistam” mi da’ identita’, consistenza, appunto. Dio è in quel luogo, lo appartiene, se lo so cercare. Se lo so abitare.

Invia commento

Prenota il tuo posto