Ancora oggi è possibile visitare regge sfarzose e luccicanti, magnifiche e immense, contornate da parchi artistici odorosi di frescura.
Versailles è uno di questi luoghi in cui la magnificenza lascia senza fiato.
Eppure, nemmeno ai regnanti dell’epoca doveva bastare un luogo così, se ad una certa distanza i castelli del Trianon costituivano per loro una meta dove ritirarsi. Migliaia di cortigiani, una vita impostata e rigida nella sua etichetta; chiacchiericcio, busti rigidi, parrucche e belletti.
Come uno schermo che proietti sempre le stesse immagini: sorrisi stampati, frasi stereotipate, musiche e danze in una coreografia studiata fin nei dettagli. Tutto molto bello; tutto molto finto.
Ma finalmente quelle dimore, che permettevano di lasciar fuori la vita da vetrina, pesante da sostenere.
E chi non ha una reggia a disposizione? E per noi, comuni mortali: come uscire dalla “schiavitù dello schermo”?
C’è un “petit Trianon” anche per noi?
Una camera in cui deporre gli abiti di rappresentanza. Un luogo interiore dove siamo quello che siamo, veramente.
Non occorre andare lontano, né pagare un costoso biglietto per visitarlo.
Lo portiamo con noi.
È il nostro “giaciglio interiore”: il cuore. Agostino lo chiamava cubile: la sua, e nostra, stanza segreta.
«O Dio, non fuggire da me col tuo silenzio.
Parla dentro il mio cuore con verità, come tu solo sai parlare:
e io rientrerò nella mia stanza segreta
a dedicarti le canzoni d’amore e i pianti inenarrabili
del mio vagabondare,
e mi ricorderò di Gerusalemme,
in alto verso di lei proteso il cuore,
Gerusalemme mio vero paese, Gerusalemme che è la mia madre,
e te su lei sovrano, luce, padre, tutore e sposo,
sua forte e pura voluttà,
solida gioia e simultaneo dono di ogni bene ineffabile,
tu che l’unico, il supremo, il vero bene»
(Confessioni 12,16,23).


Commento
Cen dice
28 Agosto 2025 alle 19:10Vivere e poi dire…. stanza o grotta, spesso siamo poveri in cerca di umani che accolgano e ci offrano consolazione quando la sofferenza tenta di distruggere fede e speranza, e, invece, non resta che chiudersi dentro la propria cella, le cui grate s’aprono su cortili bui di città, privi del silenzio e della bellezza che solo natura regala, serrare gli occhi e assaporare cecità, in totale solitudine., accogliendo persino depressione o disperazione. Rimanere per diventare luogo che accoglie ogni sofferenza, sino alle viscere o al centro della terra e lasciarsi fondere dallo Spirito che grida dentro e mostra al cuore, su ali d’aquila, altitudini e vette da raggiungere. Che cerchi? Fuori di te tutto è vanità, persino chiedere aiuto agli umani è solo inganno, fidarsi o affidarsi al loro consiglio è solo illusione, potresti, invece di essere accolto, essere giudicato e scartato, catalogato o rifiutato anche da chi ha scelto sequela di Cristo secondo umani parametri di riferimento e modernità…. Se rimani ancorato alla Croce, trovi l’unica via: ritirarti in quel segreto Cuore trafitto, sola accoglienza e unico rifugio… il dolore e la protervia degli uomini passerà: diventerai roccia e tutto si trasformerà, persino la desolazione … Sì, non esistono comunità, chiese o luoghi in cui cercare o trovare pace e consolazione …. Tu e Dio: soltanto, assenza e Presenza, il Tutto e il nulla…. Verità e certezza: passare attraverso Te, Abbandonato e Risorto, per comprendere che “Tu sei l’unico, il supremo, il vero bene, solida gioia e simultaneo dono di ogni bene ineffabile,
Grazie Agostino e, forse. grazie anche a chi, chiuso nella stanza della propria spiritualità, non ha accolto il povero che bussava facendolo precipitare miseramente perché sperimentasse gratuità della grazia di Cristo solo, il suo solo soccorso.