C’è tutto un insieme di “rifiuti”, esiti di vissuti esauriti e sofferti, che, se non troviamo il modo di trovare per loro la giusta collocazione, restano lì, a pesare sul cuore e nella mente, in un loop che non porta a nulla e alla fine fa ammalare.
Quante energie spese dietro a occasioni mancate rimuginate all’infinito, col corredo di un’autopunizione senza sosta.
Quanto tempo a riascoltare dolori patiti ma comunque ormai lontani nel tempo…
La stagione autunnale in corso ci suggerisce la sapienza di un gesto antico e tanto necessario: la concimazione. Sul terreno, affaticato dopo la stagione dei frutti, viene steso uno strato di concime che favorirà nuova produttività alla terra.
Eppure, a ben considerare, quel concime altro non è che un insieme di rifiuti, ceneri, dove va a confluire anche il guasto, il marcio, ciò che non ha più vita insomma.
Possiamo spendere interi anni a vangare e rivangare il “terreno” di mille situazioni trascorse e ormai date nei loro esiti, senza per questo ricavarne nulla. Solo un raggomitolarci ancora più contorto attorno a noi stessi.
Ma possiamo prendere da quelle la dose di tristezza che hanno causato e considerarla un concime per il cuore: proprio quel dolore può favorire il frutto di un’umile pace.
Frutto diffusivo di bene.
Signore Gesù,
nel dolore che continua a far sentire la sua voce
vienimi incontro,
e trasformalo in concime per il cuore:
che possa procurare lacrime di umiltà
a irrigare questo terreno della mia vita
e disporlo ad un frutto di pace:
molti intorno a me attendono di esserne nutriti.


Commento
P. Gabriele Ferlisi dice
28 Ottobre 2025 alle 15:01Sr. Lucia, di tutte le Parole del lunedì, questa “Concime” è tra le più importanti per il forte messaggio che ci trasmette. Infatti, se è vero che niente è più disgustoso all’occhio e all’odorato del concime, nello stesso tempo niente appare all’esperienza più utile del concime. Esso è tale che rivoluziona qualunque schema razionale dei ben pensanti: dal concime dipende la fertilità del terreno; così come dall’altro concime della fragilità umana dipende lo sviluppo della maturità della persona. Dal non senso razionale del concime della croce, dipende il senso più alto e più profondo della sua vittoria. Perciò è veramente fortunato chi sa scoprire nella vita il suo “concime” di fragilità, amarezze, sofferenze, sconfitte, assurdità, attraverso cui gli è dato di crescere e di vivere con stupore, libertà, onestà e serenità! Grazie, Sr. Lucia, per questa parola del lunedì “Concime”, che stimola fortemente la nostra riflessione. “Concime”, una parola che risuona di umiltà e di gloria! P. Gabriele