Una volta un maestro di scuola elementare ci disse di aver scoperto, dopo tanti anni di insegnamento della matematica, che i numeri “hanno un’anima”. Dunque vanno trattati con rispetto. Perché un numero parla. È portatore di un messaggio da decodificare.
Di primo acchito, nulla sembra così intransigente come i numeri. Le parole appaiono più elastiche, malleabili, passibili di tante sfumature. I numeri no: sono quelli, e basta; non esistono avverbi, preposizioni, prefissi o suffissi che tengano.
I numeri sono il costante rimando ad obbedire alla realtà, con la sua concretezza scarna e priva di poesia. Eppure anche i numeri non sono così rigidi: sottoposti alle “operazioni”, si trasformano, cambiano, diminuendo o aumentando.
Il mondo dei numeri non è sconosciuto a Dio. Egli crea in sei giorni, e il settimo si riposa (Gen 2, 1-3). Conta i passi del nostro “vagare” (Sal 56, 9), cioè della nostra vita che tante volte procede a tentoni, tra alti e bassi, sbagli di strada e… ricalcoli di percorso; conta i capelli del nostro capo (Mt 10, 30), e non certo per schedarci, quanto per un amore che è attento a tutto di noi. Assicura la sua presenza là dove sono appena due o tre riuniti nel suo nome (Mt 18, 20).
Noi contiamo, e, purtroppo, così spesso calcoliamo: cosa ci guadagno, cosa ci perdo; quanto costa, che prezzo ha, quanto devo sborsare…
C’è poi il rischio di idolatrare i numeri: quanto più alti, tanto più rilevatori di importanza. Ma il Vangelo ci propone una sapienza diversa, che dà valore alla forza moltiplicativa presente anche nel trascurabile, nell’umile: il piccolo resto, il pugno di farina, il granello di senape, la presa di sale. Come a dire: non aspettate di essere in tanti per muovervi, per vivere il Vangelo. Non vergognatevi e non disprezzate i numeri bassi: partite, quelli che siete; e cominciate voi, sì proprio quei quattro gatti che siete, a vivere sul serio la Parola di vita del Vangelo.
Ciò che secondo il salmista dovremmo domandare nella preghiera è la sapienza del cuore, che matura attraverso la considerazione seria e serena che i giorni che abbiamo da vivere non sono infiniti come i numeri…
«Insegnaci a contare i nostri giorni
e giungeremo alla sapienza del cuore»
(Salmo 90, 12).


Commenti(2)
Isabella dice
10 Novembre 2025 alle 10:34Il giorno della nascita e della morte sono numeri, Natale, Pasqua sono numeri e così li trasformiamo in date, ricorrenze, feste, siamo legati ad essi e ogni numero ha il suo significato. È così che contiamo i nostri giorni pregando Dio per la sapienza del cuore. Grazie Sorelle buona settimana a tutte voi
Cinzia dice
10 Novembre 2025 alle 14:06Concordo con Isabella e vi ringrazio tanto per questo pensiero, care Sorelle. Pensare che Dio tiene il conto dei mieu capelli sulla testa, o dei miei passi nella vita, mi fa sentire protetta, tenuta da conto, accudita come una madre sa fare, accarezzando il capo del suo bambino. Dio è come una madre.