Siamo sempre in movimento. E quando non è per necessità, è per la nostra volontà stanca e confusa. Stranamente, ci succede questo, infatti: più siamo stanchi, più ci lasciamo trascinare in un movimento disparato e convulso.
Il movimento, è vero, dice vita. Ma dice vita anche la decisione di fermarsi, di stare.
Non sempre il nostro è un muoverci da pellegrini rivolti ad una meta ben chiara; a volte la nostra iperdinamicità è un alibi per scappare, sfuggire al dono del suo Incontro: la presenza di Dio così altra-da-me eppure così intima. Chissà cosa potrebbe chiedermi, chissà come potrebbe scomodarmi…
Il movimento permette di accumulare esperienze, conoscenze, incontri. È un viaggiare in estensione.
Sostare consente di riflettere per cercare raccordi di significato. È un viaggiare in profondità.
La sosta non è un ritaglio fra mille attività cogenti e primarie. Semmai, sta alla base di esse. Ecco perché non vale solo una volta, ma è necessaria ogni giorno.
Oggi, una sosta: «Signore, resto in ascolto della tua parola di amore sulla mia vita».


Commenti(2)
Adalgisa agostini dice
24 Novembre 2025 alle 14:06È molto vero quanto esposto sulla capacità di sostare, o stare..stare alla presenza di Lui come stare dinanzi a noi stesse o stare comunqud, magari in silenzio, accanto a qualcuno che questo chiede. Talora è la vita a sparigliare le carte e ad obbligarci a sostare. Meglio quindi coglierli questi momenti invece di crucciarsi. Un caro saluto
Giuseppe dice
24 Novembre 2025 alle 19:41Sostare, lì dove la fragilità ci porta senza alcun’altra pretesa che quello di uno Sguardo che permette di osservarci.