Dentro di noi, sedimentato molto in profondità, persiste un punto-luce, lontano nel tempo magari, eppure ancora presente.
Può trattarsi di una stagione della vita; della memoria di qualcosa di assolutamente chiaro, senza ombre; buono, senza malizia. Può essere un episodio; o un incontro; o un momento percepito dentro una situazione di calma, la certezza che la nostra solitudine fosse visitata e considerata da uno sguardo buono; e da parte nostra, la disponibilità a fidarci, senza ritorni e senza “ma”: semplicemente fidarci.
L’immacolatezza possiamo intuirla a partire da quel nostro punto-luce. Intercetta qualcosa che fa profondamente parte della nostra identità, e dunque della nostra verità.
Ecco la nostalgia. Il dolore per il desiderio di ritornare a quel candore positivamente infantile; di recuperare quello stato di affidamento, quella semplicità del cuore che non sa e non vuole concepire malizia, né volgarità, né menzogna.
Maria ci faccia dono, oggi, di lasciarci pungere il cuore da questa nostalgia buona, e ci conduca lei, attraverso i sentieri impervi dell’esistenza, a coltivare la semplicità del cuore, via certa e sicura per ritornare a quella “terra d’origine” da cui proveniamo: il grembo caldo e purissimo di Dio-Trinità.


Commento
Francesco Filareto dice
8 Dicembre 2025 alle 22:07Lucido e interessante il commento alla parola “Nostalgia”. Mosso dalla curiosità di capire il significato del termine, ne ho fatto uno scavo linguistico. Esso ha una chiara origine greca. Deriva da: “nostos” che significa “ritorno; “alfa privativa” o “non o mancanza o privazione”; e “Algon” o desiderio. Dunque, la traduzione è: “dolore per il mancato ritorno”. Da qui ritengo che la parola “Nostalgia” premetta come pre-requisito la “mancanza di …” o la “privazione di…”. Pertanto se non si apre quel vuoto non si accende il desiderio di ciò che mi manca. Buona notte, cara suor Lucia. Franco