Le notizie che ci arrivano sono sotto un duplice segno: da un lato, un’allegria spensierata e vuota. Dall’altro, drammi, distruzione e morte. Si salvi chi può.
No, occorre correggere: ci salvi Chi può. Noi, da soli, sappiamo ripetere i nostri triti copioni. Ma darci la salvezza, questo no.
Permane un termine, antico quanto il latino, a consegnarci un duplice significato: salus. Salute e salvezza: quale preferiamo?
Salute, fortuna e benessere da un lato. Salvezza, dall’altro.
La salute ci sembra il massimo che possiamo desiderare: starcene al riparo dai drammi, al sicuro nei nostri cantucci. Eppure lo sappiamo, in fondo, che questo non è tutto e non dura sempre. È istinto di autoconservazione elevato a sistema.
Dio si scomoda dalla sua eternità per venire fra noi, rivestito della nostra povera carne, non per regalarci briciole di salute e fortuna, ma per farci dono della salvezza: che tutto quel fiume che travolge e porta via noi e le nostre cose non prevalga. Che qualcosa di noi venga acciuffato e custodito per sempre. Sì, per sempre. In eterno.
Il cuore ha sete di eternità. Eternità felice.
Il nostro cuore domanda salvezza, e la salvezza è nel segno dell’amore: «salvezza è ottenere da te, Signore, di amarti ed essere da te amati» (Guglielmo di Saint-Therry).
Signore, tu che puoi, salvaci! Donaci la tua salvezza: donaci di amarti e di essere da te amati!


Commenti(2)
Rosa Urso dice
15 Dicembre 2025 alle 10:27Amen!
Giuseppe dice
15 Dicembre 2025 alle 10:32Benedetto Colui che venne e che viene con acqua e sangue per salvarci!