Erano giorni di vacanza: ai colori del mare e della macchia mediterranea si univano le suggestioni di antiche memorie del passato ancora là, presenti nelle vestigia di siti un tempo celebri e celebrati.
Ma la sera bisognava fare ritorno. L’auto s’inerpicava, su e giù per tornanti a picco sul mare.
Ogni tanto i cespugli si diradavano, creavano un’apertura quasi per dirti: guarda, guarda giù! Ed ecco improvvisamente offerte alla vista piccole insenature dalle acque cristalline, tranquille e calme nelle loro solitudini ancora non depredate dalle invasioni dei turisti.
Squarci brevissimi, come sipari appena sollevati e poi subito richiusi, per non violare quei piccoli siti di bellezza intatta e serena, tranquilla e trasparente.
Rientranze.
Non solo geografiche, non solo costiere.
C’è dentro di noi come un’insenatura profonda, ampia, tranquilla. Non vi arrivano i venti dell’agitazione, né i rumori di un intero mondo di risse, chiacchiere e confusione.
C’è, presente e silenziosa. Un luogo interiore dove Dio stesso abita e da cui incessantemente ci rivolge la sua parola di vita. Per sua divina condiscendenza.
La pratica della rientranza: dovremmo reimpararla. Ma attenzione: non per isolarci in un egoistico riparo di benessere.
Senza il coraggio di rientrare, ogni nostro giudizio, o parola, o azione finisce per essere inesorabilmente schiacciato nell’esteriorità effimera e dispersiva.
Senza la dimestichezza con la rientranza, finiamo per smarrirci, non sapere più chi siamo, né cosa vogliamo, né dove stiamo andando.
Rientranza: per scendere fino a quel punto di noi, interno eppure a noi trascendente, da dove si irradia il calore vitale di Dio-Verità: «Lì è la dimora del mio Dio: al di sopra dell’anima mia; lì egli abita, di lì egli mi guarda, di lì mi ha creato, di lì mi governa, di lì mi consiglia, di lì mi sollecita, di lì mi chiama, di lì mi dirige, di lì mi spinge, di lì mi trascina» (Ag., Esp. sul Sal 41,8).
Agostino amava molto la rientranza, e la praticava spesso; ascoltiamolo:
«Signore, tu sei la luce ferma che io consultavo riguardo all’esistenza, alla natura e al valore di ciascuna cosa.
E così faccio spesso, e mi piace farlo, e appena mi è possibile distogliermi un poco dai miei obblighi mi rifugio in questo piacere.
Ma in tutto questo percorso che io faccio consultando te non trovo un luogo sicuro per l’anima – se non in te. Un luogo dove si raccolga ogni mio pezzo sparso, dove nessuna parte di me possa sottrarsi a te» (Conf. 10, 40,65).
Una meravigliosa predica di Quaresima di P. Raniero Cantalamessa può essere utile per approfondire questo tema: https://www.cantalamessa.org/?p=3693
Foto: Creta, veduta di un’insenatura lungo la costa.


Commenti(6)
Lucia dice
27 Gennaio 2026 alle 15:53stupenda è l’unico commento che so dire davanti a tanta profondità del sentire
dSilvio Ruffino dice
27 Gennaio 2026 alle 18:52Grazie, Signore quando mi mandi “al largo” a pescare, nella vigna a lavorare, nel campo a seminare, ma grazie anche quando rientro a casa per riposare, condividere la gioia della missione, individuare le prossime uscite, pregare perche’ la messe e’ molta gioire per la Tua amicizia sempre fedele..!
Laura dice
27 Gennaio 2026 alle 19:09Grazie!
Cinzia dice
27 Gennaio 2026 alle 21:10Avevo intuito che c’era tanta storia, o meglio archeologia. Depositata nel profondo del cuore e, grazie a S.Agostino, dell’anima. Impressionante come questi due piani possano convergere e concorrere a farci pescare nel fondo di noi. Mi commuovo, ancora e sempre. Grazie
Carbone Annamaria dice
28 Gennaio 2026 alle 9:35È bellissimo il rientro. Non solo a casa dal lavoro non solo in famiglia o con amici non solo dopo una bella vacanza. Rientrare anche per apprezzare ciò che abbiamo vissuto ciò che abbiamo apprezzato e rientrare nei propri pensieri e nei propri giudizi.
Mariella dice
28 Gennaio 2026 alle 11:19Grazie per le vostre meditazioni che aiutano a vederci dentro noi stessi
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