Quanta storia in un solo termine! Scavi, scavi e ci ritrovi connessioni inattese, significati plurimi fra loro misteriosamente raccordati.
Solidarietà fa immediatamente riferimento ad un sentimento: ci si sente prossimi, vicini e anzi un tutt’uno con chi versa in una situazione di sofferenza.
Al cuore di questa parola c’è l’idea di interezza, integrità, assenza di vuoti: c’è, insomma, l’idea di essere salvi. Io con te che soffri, insieme possiamo sperimentare salvezza. Al tuo vuoto, alle crepe che si sono aperte nella tua vita cerco di venire incontro col mio esserci per te e così, insieme, quel vuoto viene colmato. Ritorna un intero.
Ma c’è dell’altro: il solido diventa, col tempo, il segno del denaro, quello spicciolo, trafficabile velocemente: la moneta. L’idea dell’interezza col senso di integrità/salvezza gradualmente passa in secondo piano, e lascia il posto ad un concetto decisamente più interessato: il soldo, il denaro. Che poi, e questo è l’ulteriore passaggio, diventa la paga del soldato, l’uomo che per mestiere fa la guerra.
L’idea di partenza, quella di interezza-solidità, nasce e si sviluppa da un’antica radice attestata nell’area iraniana, sì, proprio lì dove oggi si consuma la guerra, l’ennesima.
E proprio oggi ci viene proposta dalla sapienza del tempo di Quaresima una lettura, tratta da un libro anch’esso antichissimo, del profeta Daniele. Quest’uomo si trova a vivere in esilio dalla propria terra d’origine, la Palestina, schiavo nel Regno dei Medi: l’attuale Iran. Daniele è privato della sua terra, della libertà, di ogni diritto; gli resta la libertà del suo cuore pensante, con cui eleva a Dio una preghiera che è una confessione di solidarietà col suo popolo:
«Signore Dio, grande e tremendo, che sei fedele all’alleanza e benevolo verso coloro che ti amano e osservano i tuoi comandamenti, abbiamo peccato e abbiamo operato da malvagi e da empi, siamo stati ribelli, ci siamo allontanati dai tuoi comandamenti e dalle tue leggi!» (Dn 9, 4b-5).
Daniele era appena un ragazzo quando il suo popolo venne sconfitto e deportato: eppure riconosce come proprio il peccato di altri. Le infedeltà dei suoi connazionali, le incoerenze e i calcoli interessati che hanno causato la tragedia, lo riguardano da vicino: ecco il sentimento della solidarietà. Avrebbe potuto dire: è colpa loro, io non c’entro. Non lo fa, anzi riconosce: ciò che è accaduto e le sue conseguenze dipendono anche da me, mi appartengono.
La guerra, i soldati, il soldo, la solidarietà per l’intero: ripercorriamo a ritroso il cammino, per riconoscerci quali siamo in realtà: solidali, gli uni con gli altri.


Commenti(4)
Giuseppe dice
2 Marzo 2026 alle 10:56Trovarsi lì, in quello spazio terzo che è la relazione in cui assumo la fisionomia umana perché tu, che mi stai di fronte, permetti di riconoscermi di delineare i tratti unici che mi rendono prossimo ed altro da te. In questo altro riscopro ciò che in Gn 37,13 Giacobbe chiede a Giuseppe: “Va’ cerca i tuoi fratelli”…cercarsi per vivere la fratellanza solidale. Le crepe che ci caratterizzano diventano aperture stupende per vivere-con-te.
Cinzia dice
2 Marzo 2026 alle 11:59Care Sotelle, sarebbe bello, se il mondo si potrsse ri-coniare in base al linguaggio, se si potesse rinnovare l’autentico, smontare la finzione, la doppiezza, le pastoie della menzogna. Che passa anche per il linguaggio. Cosi’ sarebbe bello diventare “solidi soldati di solidarieta’ “…poi vi ringrazio di quell’intreccio di mani che sapete mostrare, con il vostro anello agostiniano. Ciao, Sorelle carissime
Letteria Rita Merlino dice
2 Marzo 2026 alle 16:27Ringrazio di cuore
Silvio dice
2 Marzo 2026 alle 18:26Signore, illuminami e aiutami a tradurre la parola solidarieta’ in tante azioni corrispondenti e conseguenti come Tu hai detto sia la luce e la luce non rimase solo parola, ma fu. e apparve. Donami lo Spirito giusto della comunione creativa per imparare l’arte di costruire insieme come le radici, la linfa, le foglie i rami, i frutti.. in un mistero di collaborazione e fusione.. Lo Spirito giusto che trasforma le ossa aride ammucchiate in realta’ vive che sanno congiungersi e articolandosi, diventare comunita’ eucaristiche: camminano insieme.perche’ divenute un cuore solo e un’anima sola e portano frutti che rimangono.. testimoniando la grazia dell’arcobaleno, mistero di varieta’ unita’ bellezza.. di cui il.monfo ha bisogno per vivere..