Quando un vestito subiva uno strappo o una lacerazione e sembrava ormai irrimediabilmente inservibile, c’era ancora un luogo dove portarlo, dove chiedere una riparazione: Santa Giustina.
Le monache di lì avevano questa abilità: il rammendo.
Una vera e propria arte: paziente, delicata e silenziosa. Il tessuto lacerato veniva ricomposto, filo dopo filo.
Possiamo immaginare, senza andare lontano dal vero, quelle monache chine, intente, con una dedizione che richiedeva attenzione, precisione, vista buona e tanto, tanto tempo.
Per procurare uno strappo bastano pochi istanti. Per ripararlo, la dedizione di una vita.
C’è una riparazione di cui il cuore, il mondo intero sentono, anche se a volte solo confusamente, la necessità. L’urgenza, anzi.
Sono tanti, incalcolabili, i tessuti rovinati, le lacerazioni che sanguinano, gli strappi che fanno male e provocano lacrime e singhiozzi senza fine.
Il male procurato a se stessi o agli altri con uno stile di vita non ordinato attorno a un centro di verità
Il monopolio dell’”egocultura” che non dà adeguata importanza alla vita in sé, ma si preoccupa solo “che stia bene io”
La ineducazione dei sentimenti, che degenera in violenza o aggressività cieca
Le relazioni interpersonali e soprattutto familiari lasciate degenerare come un cancro che mangia prossimità e scava distanze profonde come voragini
Sono strappi, lacerazioni che provocano contraccolpi interiori indescrivibili: lo tocchiamo con mano ogni volta che tutto questo arriva a noi, come relitti che si arenano a riva dopo drammatici naufragi. Il cuore ascolta, partecipa ai drammi, soffre e si addolora insieme con la persona che si confida. Ma non basta.
Come riparare tutte queste lacerazioni esistenziali? A chi rivolgersi? Come fare?
C’è ancora un Cuore, dove portare tutto questo, un Cuore a cui chiedere perdono. Un Cuore che non respinge, ma accoglie, pronto col suo amore a ricostruire lì dove noi abbiamo, purtroppo, saputo solo rovinare.
È il Cuore misericordioso dell’umile Gesù. Andiamo a lui con fiducia.
Ma, se dovessimo sentirci troppo distanti per avvicinarci ad esso, lasciamoci condurre dalla Madre e affidiamoci al suo, di Cuore: lei così dolce nell’accoglierci, così ferma nell’indicarci la strada del bene.
Il vasto tessuto della comunione ci raccorda tutti, per cui il bene che faccio circola, ma purtroppo anche il male che compio non resta confinato a me. Sentiamoci tutti coinvolti in un’opera riparativa; parteciparvi è sempre possibile:
un gesto di amore in più;
un silenzio delicato e mite;
una parola coraggiosa e ferma;
la risolutezza nel bene;
la perseveranza nella fiducia;
l’umiltà di chiedere perdono.
Riparare, voce del verbo amare…
Sacro Cuore di Gesù, pietà di noi
Cuore Immacolato di Maria, prega per noi


Commenti(2)
Maria dice
13 Giugno 2026 alle 11:42Parole che arrivano al cuore e ci ricordano che anche nei momenti piu’ bui non siamo soli se ci affidiamo al Signore e al cuore immacolato di Maria
Giuseppina dice
13 Giugno 2026 alle 16:03E’ troppo bello, aprire il nostro cuore a colui che, aspetta e rispetta la nostra liberta’. Con umilta’ e coraggio ci accostiamo al cuore di Gesu misericordioso,egli ci perdona e ci accoglie con tanto amore. Grazie mille per questa riflessione.