Parole di Agostino ai giovani / FORZA o : Della Bicicletta (breve racconto)

«Scrivo a voi, giovani, perché siete forti e la Parola di Dio rimane in voi e voi avete vinto il maligno (1 Gv 2, 14).

Nei giovani troviamo la fortezza. Se il maligno viene vinto dai giovani, questo significa che egli lotta contro di noi. Lotta ma non vince. Perché? Perché siamo forti ma ancor più perché in noi è forte Colui che abbiamo visto inerme nelle mani dei persecutori. È Lui che ci fa forti, lui che non ha opposto resistenza ai persecutori. Crocifisso per la sua debolezza, egli vive per la potenza di Dio (cf. 2 Cor 13, 4).

Considerate con attenzione e ricordate sempre che siete giovani. Combattete per poter vincere, raggiungete la vittoria per ottenere la corona; ma siate umili per non soccombere durante il combattimento.

Scrivo a voi, giovani, perché siete forti e la Parola di Dio rimane in voi e voi avete vinto il maligno (1 Gv 2, 14)»

(S. Agostino, Commenta alla Lettera di Giovanni 2,6).

***

Avrà avuto quattro anni; cinque, forse. Il suo divertimento più grande era fare il giro del cortile col suo biciclino. Un biciclino con le ruotine. Ce la metteva tutta, Bianca, ma più di tanto il biciclino non riusciva a prendere velocità. Lei calcava sui pedali e ansava, andava, arrancava, immaginandosi di correre chissà quanto, mentre semplicemente razzolava intorno al solito perimetro.

Poi, un bel giorno, il padre le si avvicinò: “Bianca, è arrivato il momento di togliere le ruotine”. Non voleva, Bianca. Un improvviso sussulto di paura la assalì: cosa sarebbe successo, senza le ruotine? e se poi fosse caduta? Provò a piagnucolare, a resistere, ad avanzare qualche disappunto. Non ci fu niente da fare. Il padre arrivò con una chiave inglese e, una dopo l’altra, sfilò le ruotine. Ecco a lei il biciclino: quello di sempre, eppure ora era tutto diverso. Avrebbe dovuto imparare nuovamente ad andare in bicicletta, cercando un nuovo equilibrio. La voglia di riprendere le sue “corse” prese il sopravvento sulla paura. Inforcò il manubrio, pian piano staccò i piedi da terra e prese a pedalare. Durò poco: il manubrio si piegò improvvisamente, scaraventando con violenza a terra la piccola Bianca. Le palme graffiate, un ginocchio sbucciato. Il dolore pulsante della botta. Ma la voglia di riprovarci ebbe la meglio, ancora una volta. Ed ecco: al terzo, forse quarto tentativo riuscì a mantenere l’equilibrio, si bilanciò col peso del corpo e prese a pedalare. Senza le ruotine, il biciclino ora sì che correva; e la freschezza dell’aria frizzante contro il suo viso le trasmetteva un’energia ricca di vita.

Qualche anno dopo fu la volta della Graziella: bicicletta da signorina. Ma mica le bastava, perché le ruote erano piccole e lei voleva correre di più. Ad ogni modo, ciò che faceva della Graziella una bici interessante era il portapacchi posteriore: ci si poteva stare seduti o anche issare in piedi, appoggiando le mani sulle spalle del conducente: mitico!

Poi, dopo alcuni anni, arrivò la Dei. Una vera Umberto Dei, quella della mamma da ragazza: leggerissima, con le ruote grandi; completamente risistemata dal meccanico e riverniciata, era come nuova. Una bicicletta con cui andare in esplorazione, su e giù per le strade bianche di campagna, una vera bellezza.

La bicicletta ti regala l’emozione della corsa per lo sforzo che ci metti tu. Insomma: pedali, fatichi e ti diverti al tempo stesso. La bicicletta è una scuola: ti insegna fin dove puoi spingerti con le tue forze, fin dove riesci ad arrivare. Ci sono i freni, da dosare con attenzione, altrimenti lei si blocca all’improvviso e ti catapulta per terra. Ci sono le insidie del fondo strada col rischio, sempre in agguato, di forare e così restare appiedati. Ma ti regala la gioia della brezza sulla faccia, le corse a perdifiato, le dure salite a calcare sui pedali, le discese lasciate senza sforzo, godendo della velocità che aumenta. Intanto tu puoi pensare, cantare, pregare, metterti a dialogare con Dio.

Venne finalmente il tempo delle grandi decisioni. Quelle per la vita: a chi affidarla, come impiegarla; in una parola, cosa farne.

Forse poche cose come le sue sbiciclate erano state testimoni della sua ricerca, delle inquietudini non trattenute e dei suoi slanci di gioia, come preghiere elevate al cielo.

Una sorta di chiarezza: rimetterla, tutta quella sua forza così giovane ed esuberante, nelle mani di Dio: metterla a sua disposizione, per donarla a chi ne avesse bisogno.

Bianca ebbe come una certezza tutta interiore: Dio stesso, padre amoroso e risoluto, la chiamava: Coraggio, vai con questa tua forza, corri! Ci sono tanti, in giro per il mondo, che hanno forato, che sono a piedi, che non hanno voglia di pedalare o sono ancora inceppati negli ingranaggi delle loro ruotine: corri anche per loro.

Le corse finirono; la bicicletta venne riposta in garage.

Iniziava un’altra corsa, tutta da vivere, non più con le pedalate, ma con gli affetti del cuore.

 

«Nei giovani troviamo la fortezza. Se il maligno viene vinto dai giovani, questo significa che egli lotta contro di noi. Lotta ma non vince. Perché? Perché siamo forti ma ancor più perché in noi è forte colui che abbiamo visto inerme nelle mani dei persecutori. È lui che ci fa forti, lui che non ha opposto resistenza ai persecutori. Crocifisso per la sua debolezza, egli vive per la potenza di Dio».

Commenti(3)

  1. Laura dice

    Grazie di questo bel racconto, “autobiografico”?
    Forza giovani la biciclettata vi aspetta!

  2. Cinzia dice

    “Le discese ardite e le risalite”…la bicicletta amica e confidente di una crescita, una consapevolezza che si delinea fra corse e rincorse, con la brezza in piena faccia. Andare al largo, uscire dal circuito collaudato, abbracciare la vita!…per tutti coloro che non hanno la forza o il coraggio, un’esortazione a non fermarsi. Mai.
    Grazie, Bianca😍

  3. Giuseppe dice

    Armonizzare il nostro passo è saper ascoltarci come espressione vera e sincera di ciò che il cuore crede, spera, cerca.

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