Verso la bellezza del Vero Pastore /2

SECONDO GIORNO

Siamo alla seconda tappa di un itinerario verso la Quarta Domenica di Pasqua, detta “del Buon Pastore”, 63° Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni.

Continuiamo a riflettere sulla vocazione alla vita contemplativa agostiniana: ci  aiuta in questo una meditazione della nostra Madre Alessandra OSA che vogliamo condividere con tutti, ma in modo speciale con quelle giovani che desiderano “saperne di più”, per un’attrattiva che si è accesa nel cuore…

Restiamo disponibili per ricevere eventuali domande, per un confronto, un dialogo, o per la richiesta di alcune giornate nella foresteria del nostro monastero: info@osarossano.it; 0983 520004.

 

LA GIOIA DELLA VERITÀ

«Immagine della realtà eterna, la vita contemplativa è fin da quaggiù, pur imperfettamente, “gaudium de veritate”: un gioire della verità (Conf. 10,23,33) “la cui dolcezza è eterna” (Disc. 103,4,5).

La dolcezza della Verità fu il respiro della vita di Agostino, la sua occupazione preferita, la sua struggente nostalgia, l’intimo richiamo attraverso il quale Dio non gli dava tregua:

“La felicità della vita è il godimento della Verità, cioè il godimento di Te che sei la Verità, o Dio, mia luce, salvezza del mio volto, Dio mio” (Conf. 10,23,33);

“Nulla di più buono, nulla di più dolce che scrutare nel silenzio il divino Mistero: è cosa dolce, è cosa buona” (Disc. 339,4);

Non voglio nient’altro, non penso a nient’altro, null’altro amo… (L’Ordine 2,20,52);

“Tu, vera suprema dolcezza… più soave di ogni voluttà, più chiaro di ogni luce… più riposto di ogni segreto… Io parlavo, parlavo con Te, mia gloria e ricchezza, mio Signore e mio Dio” (Conf. 9,1,1).

PER ESPRIMERE GESÙ AGLI OCCHI DEL PADRE

Modello e mediatore di questo amore è Cristo Gesù nella sua eterna attenzione verso il Padre.

Gesù è sceso sulla terra per restituirci a questa tensione che il peccato aveva come paralizzata, ossia, per restituirci al colloquio, all’intimità divina di cui Egli viveva fin dall’eternità.

Ogni vocazione (…) intende riprodurre, con particolare evidenza, un aspetto della vita di Cristo: la sua predicazione, la sua umiltà nascosta, la sua compassione per i poveri, il suo paziente dolore.

La contemplativa agostiniana vuole ripetere, e questa è la sua stupenda vocazione nella Chiesa, l’atteggiamento interiore dell’anima di Gesù, vuole esprimere Gesù agli occhi del Padre, nella sua incondizionata testimonianza d’amore, nel suo permanere orante e adorante “in sinu Patris”, dove Gesù è uno col Padre nello Spirito Santo: Io sono nel Padre e il Padre è in me (Gv 14, 11).

NELLA COSTANTE PRESENZA AL PADRE

Qualunque cosa facesse, Cristo Gesù conservava questa presenza al Padre suo, oggi così poco meditata, così poco capita e tantomeno imitata. Eppure questo era l’atteggiamento costante del Figlio di Dio, pur mentre si spendeva in mille sollecitudini per i suoi fratelli. L’anima contemplativa vorrebbe gridarne la priorità assoluta e la necessità insostituibile con tutta la sua vita. Non si tratta più per lei di singole azioni offerte al Padre come atti di amore e di adorazione; il suo è piuttosto un “vivere adorando”, pur nella più grande semplicità».

Relazione tenuta da Madre Alessandra a Cascia, 31 maggio 1970, tratta da: Grazie Madre, Edizioni Monache Agostiniane, Siena 2006, pp. 141-142 – (continua).

 

 

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