TERZO GIORNO
Compiamo un ulteriore passo verso la Domenica del Buon Pastore, che coincide con la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, giunta quest’anno alla 63° edizione.
Proseguiamo nella lettura di una riflessione di Madre Alessandra OSA sulla vocazione alla vita contemplativa agostiniana: cos’è, in cosa consiste, come si dipana nel concreto…
ESSERE UNA “LODE DI GLORIA”
«La corrente d’amore che va dal Padre al Figlio e dal Figlio al Padre, cioè lo Spirito Santo, non conosce né passato, né futuro, né arresti, né lentezze, né molteplicità di direzioni. In questa corrente vogliamo essere immerse, da essa trascinate, dimentiche di ogni altra cosa, se sarà possibile, della nostra stessa vita, solo “nascoste con Cristo in Dio” (Col 3, 3), per dare a Lui la gloria che desidera e per ricordare a tutti il dovere supremo dell’adorazione e dell’amore. “In Lui noi pure – proclama stupendamente S. Paolo – siamo stati… predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente conforme alla sua volontà, perché noi fossimo a lode della sua gloria” (Ef 1, 11-12).
COME L’IDEALE PRENDE CARNE
Ora vorrei però tentare di condurvi con me sul piano della realizzazione pratica di questo sublime ideale.
La contemplativa agostiniana per la sua vocazione speciale, chiamata ad immettersi nell’intimità d’amore che intercorre in seno alla Trinità, è potentemente, irresistibilmente attratta verso l’immedesimazione con Cristo. Se vuole offrire un eccellente sacrificio di lode, non le resta che farsi, come il suo Signore Gesù, prezioso chicco di frumento, che scomparso e disfattosi sottoterra, porterà frutto abbondante. Con Lui e come Lui patire e morire, impetrare “perché il mondo conosca che ama il Padre” (Gv 14, 31). A questa altezza tutto è divinizzato, l’anima, nel “disinteresse” dell’amore, raggiunge il massimo della fecondità.
Soffermiamoci un istante sulla vita di Gesù. Dove ha consumato la Redenzione? Nell’immobilità, nell’inattività, nel silenzio del Calvario: lì preghiera e sofferenza, solitudine e fallimento hanno fatto germogliare il seme dell’annuncio di salvezza che la sua parola viva aveva gettato nei cuori.
E mi sembra che per tutti noi, contemplativi e attivi, se siamo capaci di penetrare con fede viva il mistero del Calvario, Gesù voglia sottolineare un primato, trasmettere un avvertimento. Ecco le sorgenti della fecondità apostolica, ecco la ricchezza sotterranea che alimenta la vita profonda della Chiesa: preghiera e penitenza, solitudine e silenzio. Linguaggio questo che il mondo di oggi, un po’ superficiale e frettoloso, affaccendato e materialista, non vuole più capire.
NEL DISTACCO FECONDO
Se l’anima contemplativa riesce, nel silenzio di ogni voce interna ed esterna, nel distacco senza remissione, a strapparsi a se stessa per condividere il Cristo e la passione del Suo cuore, essa si fa supplica vivente, preghiera infallibile: “Se rimanete in me, (..) chiedete quello che volete e vi sarà dato” (Gv 15, 7).
Un monaco della comunità di Taizé, in procinto di partire per l’America per fondare lì una piccola comunità di fratelli, chiedeva al suo priore Roger Schutz: “Che cosa diventeremo?”. Ascoltate la risposta: “Una preghiera, fatta di un’esistenza assurda per la ragione, un linguaggio a Dio sillabato da ogni comportamento…, una pagina sulla quale si scrivono le sofferenze aggiunte per il suo Corpo che è la Chiesa” (R. Schutz, Violenza dei pacifici, 143)».
(continua)
[Relazione tenuta da Madre Alessandra a Cascia, 31 maggio 1970, tratta da: Grazie Madre, Edizioni Monache Agostiniane, Siena 2006, pp. 142-144]
Ricordiamo a chi, giovane donna, volesse saperne di più, la nostra disponibilità a un confronto o dialogo o anche ad una sosta nella nostra foresteria per alcuni giorni di silenzio e preghiera:
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