I segni di Dio sono delicati, deboli, umili. Non si impongono. Sono portatori di un messaggio. Tengono conto della nostra libertà. Accolti, ci fanno diversi.
Con quali segni Dio raggiunge Agostino? Possiamo scorrere le Confessioni tenendo presente questa domanda.
E facciamo subito una scoperta: non ci sono segni straordinari nella vicenda di Agostino. C’è la storia di quest’uomo, con la quale ciascuno di noi si può riconoscere, in almeno un piccolo tratto.
Da adolescente, il fuoco delle passioni. Un fiume in piena, incontenibile, impetuoso; eppure gli restava dentro un gusto di amarezza e… disgusto.
Da giovane studente di belle speranze, la scoperta della filosofia attraverso nientemeno che la lettura di un autore pagano, Cicerone: l’amore per la sapienza infiamma dal di dentro Agostino e gli apre un orizzonte nuovo, attraente, desiderabile. Dedicarsi alle grandi domande: chi siamo, dove andiamo; perché il male; cos’è la felicità; cos’è il tempo; tutto questo, acceso dall’incontro con un autore pagano.
A questo segue però un incontro, il primo con la sacra Scrittura, che lo lascia profondamente deluso: perché un testo misterioso, che resta inaccessibile alla sua superbia (Conf. 3,5,9). La Scrittura: abbiamo bisogno di farci umili per entrare in essa. Ma abbiamo anche bisogno di chi ci introduca ad essa: la compagnia della Chiesa è in questo senso.
Ma poi altri segni: la morte di amico carissimo; il senso di estraniamento e desolazione che ne segue; la decisione di andare altrove, di lasciare la casa paterna per sistemarsi lontano, dove l’assenza dell’amico gli facesse meno male.
Anche un incontro casuale con un mendicante, ubriaco ed euforico, non lascia indifferente Agostino, ma gli rivela – ancora una volta nel segno di un sentimento interiore – la sua infelicità (Conf. 6,6,9): «Quello che lui s’era già guadagnato con pochi spiccioli avuti in elemosina, io lo inseguivo per vie scoscese e tortuose, a gran fatica: (…) non era vera gioia la sua: ma io con le mie ambizioni ne cercavo una assai più falsa. E lui comunque era contento, io pieno d’ansia; lui spensierato, io tesissimo…».
Potremmo proseguire ancora oltre, ma già da queste poche pennellate si possono raccogliere molti dati: amarezza e… disgusto; attrazione e desiderio, desiderabilità; delusione; estraniamento e desolazione; ansietà, infelicità…: segni interiori, che vengono registrati nel cuore.
Perché la vicenda di Agostino ci dice proprio questo: il grande segno ce lo portiamo con noi, è nella nostra interiorità: è il cuore. Ascoltare le sue risonanze proietta una luce importante nella ricerca di Dio. Anzi. Di più: Dio stesso ci parla attraverso le risonanze del nostro cuore.
Ma noi ci diamo tempo per ascoltarlo, il nostro cuore? Per ascoltare quale gusto ci sale dal cuore attraverso le esperienze che viviamo? O viviamo tutto di corsa, una cosa dopo l’altra, senza darci il tempo di rifletterci su, di interiorizzare le esperienze e domandarci: Cosa mi insegna questo incontro; quale segno mi lascia dentro la parola che ascolto? quale gusto? Un gusto di pace, oppure di tristezza?
Quante volte arriviamo al termine della giornata con la sensazione… di essere stati dentro la centrifuga della lavatrice: abbiamo fatto di tutto, abbiamo corso di qua e di là, abbiamo saltato da un appuntamento all’altro, da un’incombenza all’altra, e magari registriamo tutte le spunte alla lista che ci eravamo inizialmente prefissi. Però poi forse rischia di sfuggirci il senso di tutto questo affanno dietro al quale ci consumiamo…
C’è bisogno di prendere le distanze dal frastuono; c’è bisogno di silenzio; di preghiera silenziosa, in dialogo con Dio. Chiedergli, umilmente: aiutami a raccogliere questa giornata davanti a Te: dove mi hai raggiunto? Come mi hai parlato? A quale passo oggi mi hai invitato?
Torniamo al segno del cuore: la vicenda di Agostino, si diceva, ha di prezioso questo: non ci parla di segni che stanno fuori di noi, esteriori, magari appariscenti o sensazionali, ma ci consegna il grande segno del cuore. Il quale, sono sempre parole di Agostino, è inquieto. È, cioè, costantemente in movimento: in tensione, sempre proteso oltre se stesso. In cerca di un punto di approdo, di riposo; e questo punto di approdo lo riconosce confacente, adatto, solo quando questo riposo è Dio.
Nulla meno di Dio può donarci pace.


Commenti(3)
Loredana Arciero dice
28 Luglio 2026 alle 9:10Scritto bellissimo molto sigificativo
Alessandro Donnici dice
29 Luglio 2026 alle 15:10Disamina perfetta,lucida,esaustiva di Agostino uomo e poi Santo.Dal turbinio delle passioni che agitavano la sua vivida intelligenza unitamente ad una mai sopita luce cristiana nasce quella forza titanica capace di inondare il mondo col suo esempio di misericordia, prossimità ed umiltà…
Giuseppina Adorato dice
30 Luglio 2026 alle 17:37Sacrosante riflessioni. Presa da tante cose, mi accorgo che, il corpo ha bisogno di riposare, cosi’ anche la mente e il cuore. Basta un po’ di silenzio intorno a me, sento la pace,il desiderio di ascoltare cio’ che Dio mi vuole sussurrare, poi i pensieri si accavallono uno dopo l’altro,chiedo a Gesu’…..di farmi ascoltare cio’ che lui desidera per me.Gloria a Dio,in questo tempo cosi’ tempestoso. Grazie mille sorelle, e’ cosi’ sempre bello leggervi.