Agosto, tempo di ferie e di vacanze, ma anche mese agostiniano per eccellenza, con la festa del 28 prossimo. Il Papa ha in calendario proprio in questo mese alcuni importanti appuntamenti di incontro e dialogo col mondo dei giovani. Per questi motivi, le parole del Lunedì cedono temporaneamente il passo a una mini-rubrica: “Parole di Agostino ai giovani”.
«A voi giovani dunque soprattutto rivolgiamo l’esortazione a farvi attrarre dalla bellezza della vera virtù. Non v’è bellezza di creatura terrena, non v’è splendore di gioielli né amenità di boschi o splendore di fiori, non v’è ornamento del corpo, naturale o artificiale, né armonia di strumenti a corda o a fiato, né dolcezza di odori o piacere di sapore o abbraccio alcuno che possano reggere al confronto con la bellezza propria della sapienza, con il suo spirare, con la sua dolcezza, con il suo nutrimento. Non vi proibiamo di amare, bensì di amare in modo turpe. Se volete amare, amate la sapienza, adoperatevi a raggiungerla. Per non essere spaventati alla sua vista, mettete ordine dentro di voi» (Agostino, Disc. 391,5).
Se c’è un’età in cui si è sensibili alla bellezza, questa è proprio la giovinezza. Una particolare predisposizione, che però corre il rischio di fermarsi solo al lato esterno delle cose. Ecco perché Agostino invita i giovani a un passo ulteriore: dalla bellezza semplicemente esterna, a quella delle intenzioni. Agostino parla di «vera virtù»: potremmo riesprimerla, con parole più semplici, come quella abitudine consolidata a orientarsi nel mondo perché mossi da un’intenzione pulita: di bene, di amore; senza calcoli, opportunismi, lontana dalla spensieratezza frivola e tutta centrata su di sé.
Virtù: parola esigente, oggi certo non in voga, ma che Agostino ha il coraggio di proporre ai giovani. Virtù dice forza: nel saper valutare in maniera critica, senza “bersi” le prime cose che vengono propinate per buone, ma volendole verificare.
Virtù dice, ancora, il coraggio di tenere aperte le domande grandi. E qui la virtù si salda con la sapienza. Che è, appunto, la ricerca del significato profondo del nostro esistere e del nostro cammino. Una ricerca che ci mantiene giovani, nella misura in cui la teniamo aperta, lungo tutte le stagioni del vivere: «Cercare col desiderio di trovare e trovare col desiderio di continuare a cercare» (De Trinitate 9,1,1).
Per avvicinarsi al gusto della sapienza, il primo passo è quello verso la propria interiorità. Mettere ordine nel cuore: ci portiamo tanta roba dentro, siamo occupati o ingombri di mille cose, e questo spesso impedisce di comprendere il giusto peso da dare a ciascuna di esse. Mettere ordine: recuperare il senso delle priorità, anche, se necessario, con una vigorosa opera di sgombero di tutto ciò che non va, che confonde, toglie la pace e fa ammalare.

