Le parole del Lunedì/ PICCOLEZZA

O sei grande, o non sei nessuno: questo messaggio pervade un po’ tutto. La tua grandezza diventa l’obiettivo dello studio, della ricerca, del lavoro. La chiamiamo, comunemente, “affermazione”.

Una grandezza valutabile in risultati concreti, in performances sempre rigorosamente al top.

Il Natale recupera la dimensione del piccolo e la rimette al centro delle nostre vite: ci costringe a chinarci davanti ad un Bambino.

Il Natale ci regala una parola tanto rara e preziosa: piccolezza. Che è quel sentimento per cui riceviamo sicurezza non da noi stessi, non dall’approvazione degli altri, ma dallo sguardo buono di Dio.

Piccolezza profumata di Vangelo, sentimento della fede genuina, per cui sappiamo di poterci fidare delle vicende della nostra storia, per tortuose che siano, perché uno sguardo di infinito Amore veglia su di noi.

Riconoscersi piccoli, creature segnate da limiti e da quel confine inesorabile che è la morte, e non provare disagio, ma anzi gioia, profonda e sicura. Allora volentieri facciamo a meno della mentalità da classifiche e di tutti i nostri meccanismi di risultati, conferme, auditel, applausometri e altre scale estimatorie.

Le cose grandi hanno un loro fascino, ma non esistono solo quelle. Ai nostri panni di poveri uomini, di povere donne, la piccolezza evangelica restituisce la vera e più alta dignità.

Da uomo di successo Agostino divenne l’uomo della piccolezza evangelica: meravigliosa e attraente grandezza degli umili…

«…Cercavo la via per procurarmi forza sufficiente a goderti, o Dio, ma non l’avrei trovata, finché non mi fossi aggrappato al mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che è sopra tutto Dio benedetto nei secoli. Egli ci chiama e ci dice: “Io sono la via, la verità e la vita“; egli mescola alla carne il cibo che non avevo forza di prendere, poiché il Verbo si è fatto carne affinché la tua sapienza, con cui creasti l’universo, divenisse latte per la nostra infanzia. Non avevo ancora tanta umiltà, da possedere il mio Dio, l’umile Gesù, né conoscevo ancora gli ammaestramenti della sua debolezza. Il tuo Verbo, eterna verità che s’innalza al di sopra delle parti più alte della creazione, eleva fino a sé coloro che piegano il capo; però nelle parti più basse col nostro fango si edificò una dimora umile, la via per cui far scendere dalla loro altezza e attrarre a sé coloro che accettano di piegare il capo, guarendoli dalla loro superbia col nutrirli l’amore. Così impedì che per presunzione si allontanassero troppo, e li stroncò piuttosto con la visione della divinità stroncata davanti ai loro piedi per aver condiviso la nostra tunica di pelle. Sfiniti, si sarebbero reclinati su di lei, ed essa alzandosi li avrebbe sollevati con sé»

(Confessioni 7,18,24).

Commento

  1. Giuseppe dice

    . . . O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! (Rm 11,33)

    . . .Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli ! (Mt 11,25)

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