Le parole del Lunedì/  RICONOSCENZA

riconoscenza

Ci sono tanti modi per leggere le situazioni e la storia: lo sviscerare che rivanga e recrimina; il considerare che rimugina all’infinito; l’ascoltare e riascoltare il dolore di tante ferite.

E poi c’è la riconoscenza. Come una fessura che gradatamente si allarga, fino a diventare il modo abituale di accogliere tutto: il bene, ma anche il male. C’è infatti un passo sempre molto misterioso del libro di Giobbe, una domanda sulle labbra di questo nostro amico di ricerca e di cammino, che suona così: «Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?» (Gb 2, 10).

Ma cos’è la riconoscenza? Si tratta anzitutto di un atteggiamento non terminato, ma in essere: “Sono riconoscente” è un participio presente, che dice di un’azione in corso.

Allargando la considerazione oltre la grammatica, si può dire che la riconoscenza ha molto a che fare col conoscere.

Non è facile riconsiderare ciò che si vive, spesso segnato da consuetudini e ripetitività, in maniera diversa da quella ormai consolidata. Ci vuole la riconoscenza. Che spunta come un fiore che non sai ben spiegarti come ci è arrivato, nel giardino arruffato del tuo cuore, eppure te lo ritrovi lì, silenzioso e delicato, in attesa che tu ti accorga di lui per godere del suo essere.

Allora recuperi anche quell’antico dolore, e scopri che qualcosa ti ha insegnato, che ti ha fatto crescere. Allora vai a quelle rigidità sofferte, e devi ammettere che ti hanno non solo segnato nel carattere, ma ti hanno anche salvaguardato da tanti sbandamenti. Allora posi gli occhi sulle persone che condividono la tua vita, e le ritrovi ricche di una preziosità mai notata prima: non quella delle tue aspettative, ma quella del loro esserti accanto, ancora e comunque. Con infinita, gratuita pazienza: altro nome dell’amore vero. Allora guardi al tuo presente e lo vedi finalmente bello così com’è, con le sue povertà e incompiutezze.

Riconoscenza: conoscere in maniera ulteriore, come solo il cuore sa fare, quando si affida.

Sul suo diario personale, che scrisse durante l’intero arco della sua vita, Madre Alessandra riempì un’intera pagina di un’unica parola: GRAZIE.

 

 

Commenti(5)

  1. Cinzia dice

    Grazie, Sorelle carissime.

  2. Patrizia dice

    Sono riconoscende al Signore, che mi ha dato la possibilità di conoscere voi…mie amate sorelle ❤🙏

  3. Michele dice

    Oggi è sempre più difficile riconoscere il bene, ma ancora di più esprimere “gratitudine”. La parola “grazie” è stata cancellata dal vocabolario….

  4. Silvana dice

    È da un bel po’ che al mattino, appena mi sveglio ,Gli dico” grazie ” per avermi dato una notte serena e perché mi dona un nuovo giorno . Ho imparato a riconoscere la mia vita come dono di Lui e non posso esimermi dal ringraziarlo per tutto ciò che mi ha concesso e mi concederà: tutto gratis e per amore!

  5. Giuseppe dice

    Carissime sorelle, senza voler scomodare nostro Signore (Lc 17, 11-19), delego a Trilussa un piccolo pensiero.

    Loreto

    È un Pappagallo vecchio. In una zampa
    cià intorno un cerchio che c’è scritto l’anno:
    milleottocentotré! Dunque saranno
    cent’anni e più che campa!
    Però nun c’è mai caso che me dica
    una parola o un nome
    che me l’accerti o me dimostri come
    se sia trovato co’ la gente antica.
    Cià solo l’abbitudine
    che quanno j’arigalo un biscottino
    me dice: grazzie, eppoi me fa un inchino
    quasi pe’ dimostrà la gratitudine…
    E questo abbasta pe’ capì ch’è nato
    ner secolo passato..

    Grazie… !

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