Le parole del Lunedì/  ABBANDONO

Ci sono parole che possiedono una gamma di colori: non hanno un solo significato, ma possono averne diversi. Abbandono è senz’altro fra queste.

Può avere un’accezione negativa, come quando diciamo: “Sono stato abbandonato”, e il riferimento è a quel senso di solitudine che interviene ad avvolgerci, quando la presenza di una persona per noi significativa viene meno.

Il lutto è una forma di abbandono. Resta la desolazione, il ritrovarsi depauperati di una presenza, o di una relazione. Mi ritrovo desertificato, riconsegnato alla crudeltà della solitudine. Abbandono allora diventa sinonimo di vuoto.

C’è però una seconda possibilità di utilizzo di questo termine, come quando diciamo: “ho abbandonato” qualcosa. Si può trattare di un’abitudine nociva, di un vizio che toglie libertà, di un modo di pensare e di sentire che sa di vecchio, di malato, di opprimente. L’abbandono, in questo caso, ha il risvolto della leggerezza che quel vuoto regala. Come una libertà aggiunta, una salute ritrovata, grazie a quel mio atto coraggioso e decisivo.

Ma il termine abbandono conosce un colore ancora: nel significato di: “mi affido, mi consegno, lascio fare”.

Decido che non siano le mie risorse l’unico mezzo per portare avanti il mio percorso; scelgo che sia la grazia, l’aiuto di Dio. Scelgo, insomma, di affidarmi a lui.

L’abbandono in questo caso non è qualcosa di passivamente subito, ma è voluto, desiderato, anche preparato.

Non ci si arriva all’improvviso a questa disposizione interiore così importante e decisiva. Occorre un itinerario, lungo quanto la vita, per giungere a intuire che sta nell’abbandonarsi fra le mani buone di Dio il segreto della nostra disposizione di fede.

Lascio fare a te, o Dio: lascio che sia proprio tu il grande protagonista della mia umana avventura. E io, insieme con te. Non davanti, ma mano nella mano con Te. Con la mia libertà rimessa all’azione ricca di energia e di dolcezza del tuo Spirito.

Mi abbandono alla tua azione, e desidero che questa sia la mia disposizione di ogni mia giornata, di ogni istante.

Tra due giorni inizia la Quaresima: un tempo per crescere nello spirito interiore dell’abbandono.

Quel colore intenso e puro, che ricorda l’alba di un giorno nitido e sereno. Di un giorno ricco di luce.

Commenti(4)

  1. Cinzia dice

    Mi piacciono queste forme del verbo “abbandonare”, tutte diverse di significato, a seconda della soluzione attiva (“ho abbandonato”, secondo una decisione autonoma), passiva (“sono stato abbandonato”, determinato dalla volonta’ altrui, percio’ “subita”)…Ma l’acceziine piu’ suggestiva e’ quella dettata dalla forma riflessiva, dell’abbandonarsi ad un altro. Il greco ed il latino preferiscono la definizione “reciproco”: come se l’abbandonarsi, l’essere abbandonato ad un altro, l’affidarsi, fosse il frutto di uno scambio, un mutuo soccorso. E questo mettersi “fra le mani buone di Dio” mi ha fatto venire in mente un bimbo e la sua mamma: l’affidamento piu’ innato, disinteressato, semplice e profondo insieme che un essere possa cogliere.

  2. Giuseppe dice

    Abbandonarsi.
    Come i colori che dalla terza veglia conducono all’aurora.
    Colori diafani che si sfaldano man mano.
    Mutando, cambiando consistenza e tonalità.
    Come i passi che colorano i nostri quotidiani.

  3. Isabella dice

    Chi di noi non ha sperimentato l’abbandono che lascia un lutto, possiamo fare anni di sedute dallo psicanalista ma quel senso di vuoto non ci lascia, appunto non ci abbandona. Una voragine nel cuore un mancamento continuo questo è il dolore dell’abbandono. Ma poi se sappiamo ascoltare è proprio quel dolore che ci parla e ci tiene per mano, allora non vediamo più solo una lapide o una croce, e sempre nel nostro cuore è viva quella voce che ci dice non mi hai perso. E allora arriva l’abbandono vero e tutto cambia. Grazie sorelle buona settimana a tutte voi

  4. Rosa dice

    “Padre Santo,
    Padre Buono, a Te mi offro a Te mi dono . 🌹🙏🙏🙏

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