Che si tratti dell’anticamera di uno studio medico; della fila in banca o alla posta; di un appuntamento a cui teniamo e per il quale è scoccata l’ora x, l’attesa rimane una delle prove più impegnative per tutti. C’è addirittura chi la vive come una specie di tortura. La tortura di dover investire il proprio tempo così, in qualcosa che sembra unicamente passivo, senza poter gestire, senza poter far nulla per risolvere.
Quante volte ci capita di voler scaricare tutta la nostra frustrazione su chi si è impossessato del nostro tempo, costringendoci ad un’attesa estenuante. Ci sembra di vivere un’ingiustizia.
In realtà l’attesa ha un risvolto profondamente pedagogico. Quando, poi, l’attesa ha a che fare con Dio, abbiamo la possibilità di crescere nella fede, cioè nella conoscenza del Suo mistero.
Oggi, 2 febbraio, è giorno di Festa per la Chiesa. Si è compiuta una piccola silenziosa quaresima: sono trascorsi 40 giorni dal Natale. Oggi il Vangelo ci presenta il vecchio Simeone (no, non un anziano: un uomo proprio vecchio, ormai gli resta davvero poco da vivere): si trova nel tempio di Gerusalemme, in un giorno come tanti, e, fra tanti che salgono al tempio, i suoi occhi, certamente non più lucidi, si posano su una giovane coppia col loro bimbo appena nato: Giuseppe, Maria e Gesù. Fin qui niente di più normale.
Ma ecco che quest’uomo si avvicina, prende il bambino fra le braccia ed erompe in un canto di benedizione: aveva atteso tutta la vita quel momento, e finalmente la sua attesa si compiva.
In fondo aveva davanti a sé nient’altro che un bambino uguale a tanti. Niente di appariscente. Nessun gesto, nessuna parola fuori dall’ordinario. Eppure il vecchio Simeone intuisce e riconosce.
Come avrà fatto?
Lo avrà reso capace proprio quell’attesa lunga tutta la sua vita, fatta di speranza ma anche di tanti momenti di prova: dubbi, domande, perplessità: “ma non sarà che mi sono sbagliato?”. E intanto l’attesa proseguiva, un giorno dopo l’altro, piccoli sprazzi di luce e lunghi periodi di vuoto. L’attesa, a provarlo e a educarlo. Alleggerendolo di tante sovrastrutture non necessarie, e facendogli aprire gli occhi su quelle attese secondarie in cui lui rischiava di attardarsi, senza ricavarne nulla tranne qualche momentaneo appagamento.
L’attesa scarnifica, riduce all’osso, scava.
In fondo al cuore restava quella parola luminosa e calda, che gli si era accesa dentro, con la forza di una presenza: «Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore» (Lc 2, 26).
Ed eccolo ora, capace ancora di tenerezza, con quell’abbraccio che sicuramente sarà stato pieno di dolcezza verso quel bimbo che stringeva a sé. E parole che, passate attraverso il crogiuolo dell’attesa, escono libere e vere, anche dure, serissime. Non cercano di compiacere, ma unicamente di illuminare. Benedetto da quell’incontro, Simeone diviene lui stesso benedizione.
Simeone ci insegni l’arte dell’attesa, e ci aiuti a mantenerla viva, fino alla fine. In fondo tutta la vita si svolge attorno ad un’attesa, ma ecco il punto: attesa di chi, attesa di che cosa? Un’attesa che riempie di senso, raduna le energie, mette in luce le intenzioni del cuore, rettificandole ove necessario. La fede, quando si innerva nella vita, è questo.
Il frutto della fede, per ogni credente, è l’umile Gesù.


Commenti(2)
Anna Mollo dice
3 Febbraio 2026 alle 0:37“Si è compiuta una piccola silenziosa quaresima” questa frase racchiude il sogno di Simeone e il mio sogno di incontrare Gesù
dSilvio Ruffino dice
5 Febbraio 2026 alle 19:11E’ vero, nella vita c’e’ attesa e attesa.. attendere l’autobus non e’ come la mamma che attende la nascita del figlio… L’attesa di Simeone e’ responsabile e per questo coinvolto in tutto come anche negli esempi precedenti. In piu’ qui c’e’ il frutto della fedelta’ a un messaggio ricevuto da Dio e a questo ha creduto: rimanendo fedele, Simeone ha gustato la gioia del riconoscimento del bambino prima e poi dell’incontro con Lui.. Sant’Agostino ha richiamato l’importanza della veglia durante l’attesa per evitare di non accorgersi del passaggio del Signore … Rimangono i tempi dell’attesa che puo’ protrarsi. Se indugia attendilo anche nel buio ( attrezzarsi anche per tempi lunghi e faticosi.. nutrire l’attesa con la Parola, ravvivare le promesse..) perche’ verra’ …come quando si va in bicicletta di notte: le prime pedalate sono al buio, ma poi la luce viene !