Le parole del Lunedì/  FUORI!

Lo calcoliamo, lo misuriamo, ma rimane un mistero: tutto di noi si svolge nel tempo, eppure il tempo non riusciamo a comprenderlo. Ci cambia, ci trasforma, non ci lascia uguali: un’opera erosiva la sua, inesorabilmente.

Proprio in questa dimensione a noi così familiare eppure tanto misteriosa del tempo, ci è dato di vivere altro: una trasformazione buona, che tocca il nostro interno. Per puro dono. Perché ci esponiamo ad un incontro. Ci apriamo ad un ascolto.

La parola, la parola di Dio, ha questa forza: raggiunge il cuore, lo interpella. Toccandolo così, lo muove, lo rinnova.

La Parola di Dio ci afferra in questo istante che stiamo vivendo, con tutto ciò che lo connota, e riversa su di noi la sua azione trasformante. Non ci lascia come ci ha trovati, magari asserragliati nei nostri “sepolcri” mentali. Ci trascina fuori, ci fa mettere in discussione, ci provoca e sollecita, ci consola e ci scuote.

La Pasqua è vicinissima ormai.

Una parola è rivolta a ciascuno di noi, imperiosa come un grido: “Vieni fuori!” (cf Gv 11, 43).

C’è forse quel cantuccio dove ci siamo rintanati, da abbandonare. C’è quel laccio che ci tiene legati e non ci fa procedere con libertà. C’è quel ricordo da risanare, quella memoria che chiede di essere evangelizzata. C’è magari un’abitudine malsana da abbandonare.

“Vieni fuori!”: nello scorrere del tempo, con ineffabile pazienza il Signore ripropone la sua Parola vivificante.

Accogliamola, in questo “oggi” che non ritorna. Una grazia di trasformazione è per noi: non lasciamocela sfuggire.

Foto: Codex Purpureus Rossanensis, Resurrezione di Lazzaro; Rossano, Museo diocesano.

Commenti(2)

  1. Anna Mollo dice

    Grazie buona giornata 🙏🙏

  2. Giuseppe dice

    Siamo “vocati”.
    Chiamati ad ascoltare.
    Chiamati a rimetterci in piedi.
    Chiamati alla consapevolezza di noi-con-Dio.
    Vocati!
    Come l’avventura stupenda di un seme.
    Si interra e, coperto di terra svanisce anche alla vista. Ciò che accade si svolge nel nascondimento completo e in una tragicità in cui il buio della terra sembra avere il sopravvento. Ma dopo alcuni giorni la superficie della terra si increspa, si solleva, si spezza facendo uscire la vita.
    Come se nel nostro quotidiano il custode di quel giardino chiedendoci: “Chi cerchi?”, ci prende per mano in modo che la terra ancorata ai nostri calzari come zavorra, si scuota, lasciandoci liberi di proseguire il cammino.

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