L’anno scolastico è agli sgoccioli. Tra poco smetterà la parola che è risuonata di più in questi nove mesi: didattica.
Non c’è corridoio di scuola dove non sia stata ripetuta: percorsi di didattica, strumenti di didattica, addirittura strategie di didattica. Un prodigarsi in ogni modo possibile e immaginabile per raggiungere gli allievi con metodi di insegnamento efficaci.
La parte del leone nella didattica continuano a farla, ad ogni modo, le verifiche: scritti, orali, compiti in classe. A questa data ormai i giochi sono fatti, la didattica è stata espletata, non c’è più tempo per interrogazioni-recupero o compiti in classe dell’ultimo momento. Finito.
E allora, che didattica rimane, in questi giorni, davvero pochi, che restano prima dello squillo dell’ultima campanella?
C’è chi pensa che questi ultimi giorni di scuola sia meglio bypassarli, dal momento che “a scuola non c’è più niente da fare”.
Ma è davvero così?
Davvero la didattica si riduce soltanto a contenuti da apprendere, compiti da eseguire e verifiche da sostenere con buon esito?
Proviamo ad ascoltarli meglio, questi giorni di fine anno scolastico, perché forse una loro didattica ce l’hanno, da trasmettere.
La didattica dei giorni in cui sembra che poco o nulla debba accadere: così vicina al quotidiano del vivere, che procede per lunghi tratti a volte senza particolari sussulti. E a questo no, non ci possiamo sottrarre.
La didattica dei compagni finalmente visti da una prospettiva diversa: come compagni, appunto, e non solo concorrenti.
La didattica dello zaino che pesa di meno.
Del clima in aula più familiare e disteso.
Dei professori in versione inedita. O forse era la mia ansia che non mi faceva accorgere di come fossero davvero.
Del profumo nell’aria che arriva fino al mio banco a parlarmi di estate.
E si potrebbe aggiungere ancora molto altro.
Perché privarci di questa didattica umile e preziosa?
Fino all’ultimo giorno a scuola.


Commento
Cinzia dice
4 Giugno 2026 alle 20:40E’ cosi’, la vera didattica (io preferirei “insegnamento”, ma tant’e’) passa attraverso le cose che stanno terminando, come quelle che ancora devono iniziare: i corridoi lunghi, a perdifiato, le aule vuote, prima del risuonare, dello scandire, del regolamentare…in mezzo, dentro, sotto, c’e’ il respiro di tante vite “sottotraccia”…ed accorgersene e’ impagabile.