Le parole del Lunedì/  FICODINDIA

ficod'India

Che i fichi d’India siano di casa, qui al Sud, nessuna sorpresa; le loro bordure accompagnano per lunghi tratti l’inerpicarsi delle strade, e dalla metà di agosto si riempiono di frutti dolcissimi, che fanno sempre un gran contrasto con la loro miriade di spine minuscole e penetranti.

Uno dei gesti di familiarità che più ci hanno commosso, lungo questi anni di permanenza a Rossano, è stato il dono dei frutti dei fichidindia: colti e nettati della buccia spinosa, pronti per essere gustati senza fatica.

Una mattina di qualche giorno fa, durante un’uscita sotto il sole a picco per commissioni che hanno sempre un po’ il carattere dell’eccezionalità, lo sguardo distrattamente si solleva, e di che cosa ci accorgiamo? Un ficodindia stanziato sopra un tetto, accanto ad un comignolo. Strano, simpatico, sorprendente. Certo, non necessita né di molta acqua né di molto terreno per attecchire, ma quell’alloggiamento insolito ci ha dato da pensare.

Come vorremmo anche noi attecchire, persino nei “terreni” duri e aridi in cui ci troviamo ad imbattere! A S. Giovanni Bosco è attribuita la preghiera: “Signore, fa’ che attecchisca lì dove tu mi pianti!”. Di fronte alla tentazione della fuga che ogni tanto ci può visitare, in certe situazioni non proprio ospitali, è sempre possibile scegliere di rimanere: non tanto per ostinazione, ma per la fiducia che anche lì qualcosa possa germogliare, addirittura un frutto dolce, nonostante infinite delusioni e più di un’amarezza patite.

L’uomo lavora il terreno con cura, scava i solchi perché accolgano adeguatamente il seme e poi attende, come se il frutto fosse un risultato dovuto, in proporzione alle sue fatiche. C’è un’aspettativa, doverosa ma ancora molto autoreferenziale, che accompagna i nostri sforzi, anche i più nobili, i più… faticati. Ma lo Spirito non si lascia trattenere nei nostri schemi, e semina anche oltre, come e dove tu non pensavi…

Dall’alto di un tetto la visione delle situazioni assume una prospettiva diversa: più completa, meno ansiosamente coinvolta, più obiettiva. Forse, ogni tanto sentirci come quel ficodindia può aiutarci, per non restare troppo assorbiti dalle nostre micro o macro situazioni angosciose.

E infine: è stato necessario alzare lo sguardo, avvenuto per grazia, più che per caso.

Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto?

 Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra 

(Sal 121, 1-2).

 

A te alzo gli occhi,
a te che siedi nei cieli!
Ecco, come gli occhi dei servi guardano la mano del loro padrone,
come gli occhi della serva guardano la mano della sua padrona,
così gli occhi nostri sono rivolti al SIGNORE,
al nostro Dio,
finché egli abbia pietà di noi

(Sal 123, 1-3).

 

 

 

Commenti(2)

  1. Giuseppina Adorato dice

    Abbi pietà di noi Signore. Possano i nostri occhi posare lo sguardo dove tu fai germogliare, crescere tutte le cose buone. Donaci la saggezza di ascoltare il soffio dello Spirito Santo, affinché possiamo ringraziarti in ogni momento per il tuo creato. Mio Dio, mia roccia in cui confido; abbi pietà di me. Amen 🙏❤️

  2. Giuseppe dice

    È bello vedere come nella natura ogni cosa ci parli di Dio.

    I frutti del ficodindia ci parlano in particolare di Gesù.

    Occorre superare due ordini di spine, ben organizzate sulla buccia, per arrivare al cuore del frutto, succoso e dolce.

    Occorre abbracciare la Croce per arrivare a Gesù: “Se qualcuno vuol venire dietro me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua.” (Mt 16,24) e Paolo precisa “…noi annunciamo Cristo crocifisso …” (Cor 1,23).

    Ma “Chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo” (Sal 125,5) e il Maestro ci svela il frutto del suo insegnamento: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo, infatti, è dolce e il mio peso leggero”. (Mt 11, 28-30)

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