Le parole del Lunedì/  ESPLORAZIONE

Il fascino dell’esplorazione ci accompagna e prende forma a seconda delle stagioni del vivere. Spesso lo confondiamo col viaggiare, ma in realtà è molto, molto di più.

Siamo, di volta in volta, esploratori occasionali; amatoriali; professionisti. Attrezzati, equipaggiati, specializzati, oppure muniti solo di un’ardente curiosità.

Esplorare porta ad accostare il mondo, volerlo conoscere, sondare, saggiare per almeno qualche aspetto.

Esplorare porta anche a voler accostare il mondo dell’altro, cosa pensa, cosa sente, cosa lo interessa soprattutto.

Il monaco è, fra le altre cose, un esploratore. Non di terre ignote e lontane, ma di quella terra che si porta dentro, spesso la regione meno conosciuta e familiare: il proprio cuore! Il lavoro più delicato e paziente consiste nel riuscire a dare un nome a ciò che gli abita dentro. Occorre, per questo, tanta misericordia verso se stessi e tanta coraggiosa verità: doni da domandare a Dio.

Quando scopre di essere un profondo abisso (magnum profundum, Conf. 4,13,22), una grande domanda (magna quaestio, Conf. 4,7,12), allora il monaco arriva ad arrendersi: tutto in lui confluisce nel grido del cuore, che chiede a Dio salvezza.

L’esplorazione giunge al suo fine: trasformarsi in implorazione.

In ognuno di noi c’è un esploratore. In ognuno di noi c’è un monaco.

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«…Eppure gli uomini vanno ad ammirare le vette dei monti, le onde enormi del mare, le correnti amplissime dei fiumi, la circonferenza dell’Oceano, le orbite degli astri, mentre trascurano se stessi» (Agostino, Confessioni 10,8,15).

 

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