Le parole del Lunedì/  POLVERE

Per quanto ci diamo da fare, con prodotti antistatici e via dicendo, non riusciamo mai ad eliminarla una volta per tutte. La polvere, in un modo o nell’altro, ritorna.

Impalpabile, invisibile, di lei ti accorgi solo quando si accumula. Eppure, proprio la polvere entra di forza nel tempo di Quaresima.

Come un monito: ricordati che la tua materia sono precisamente io.

Tenere insieme la polvere è impossibile. Ma Dio raccoglie questo mucchietto di polvere e lo rende un composto vivente, soffiandovi nelle narici il suo alito di vita: l’uomo è questo, ci dice il racconto della creazione nel Libro della Genesi. Di per sé inconsistente come la polvere, riceve solidità dal suo restare unito a Dio, Padre suo e suo Creatore. Il peccato infrange questa unità, e il nostro agglomerato rimane esposto a ricadere nel nulla da cui proviene.

Tuttavia, la polvere, così minuta e silenziosa, resta a farci buona compagnia. Un monito, il suo, un richiamo al reale, sì, ma anche, paradossalmente, un messaggio di speranza: è vero, siamo destinati a tornare a quello stato disorganico, ma non solo: qualcosa saprà vincere la sua forza disgregatrice: l’amore che si esprime nel dimenticarci di noi per farci dono. Siamo in attesa che questo nostro essere così esposto a polverizzarsi venga assorbito dalla vita, e riceva consistenza eterna. Tenendoci uniti a Dio, aggrappati alla sua Parola, stretti al suo Figlio. E gli uni agli altri.

La Quaresima ci è data per recuperare tutto questo.

Puliamo i nostri ambienti, ma trattiamo la polvere con giusta considerazione…

Commenti(3)

  1. Giuseppe dice

    Ciò che colpisce della polvere è il suo silenzioso vorticare che definiamo pulviscolo. Se lo osserviamo bene mentre un raggio di sole lo attraversa sembra animato da imprevedibili e rapsodici movimenti…solo il sole ce li fa notare…la luce mette in evidenza l’estrema fragilità e l’assoluta necessità di Dio che illuminando non altera, ma sottolinea la forza che il suo soffio ci ha donato.

  2. Cinzia dice

    Pulvis et umbra, scriveva Orazio…impressiona quanto scrivete voi, care Sorelle. E…dopi, che cosa resta? Di quel sorriso, di quelle foto, di quella voce, di quel silenzio? Pulvis et umbra…solo Chi li ha resi consistenti e coesi, visibili e condivisibili per noi, sa quanto poco valiamo, e ci ama proprio per questa nostra pusillita’, inconsistenza. Un soffio e voliamo via. Non resta traccia alcuna. Se non, voi scrivete, nell’amore profuso. Sembra una frase da cioccolatini; ma e’ proprio cosi’: non bastano gli abbracci, i gesti, la scrittura. Cio’ che resta e’ l’amore lasciato ad altri, si deposita e s’incide come un tratto di scrittura cuneiforme, come le astine fatte in prima elementare, come il pigolio di Woodstock. E questo aggrega di nuovo il nostro essere. Ci consegna alla Speranza. In Lui. Grazie, Sorelle: quante sollecitazioni, in questo inizio Quaresima!

  3. Cinzia dice

    dopo…s’incide nel cuore

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